Il Volto di Michael Jackson – Morfopsicologia e Chirurgia Estetica

 La ricerca ossessiva di “cambiar pelle” è spesso un segnale di problematiche profonde che crea una dipendenza da bisturi, un bisogno psicologico e compulsivo di modificare continuamente i propri tratti del volto per definire una volta per tutte un’identità vacillante. L’esempio più eclatante è Michael Jackson, che si è sottoposto ad innumerevoli interventi estetici nel tentativo di aderire a un’immagine ideale tanto vagheggiata e mai veramente raggiunta. La sua ricerca estenuante della perfezione estetica (o almeno di quella che lui ritiene tale), si inscrive all’interno di una problematica di tipo psicopatologico. Nessun intervento potrà mai soddisfarlo del tutto perché, nel frattempo ha capito che può migliorare ancora. Ogni intervento è preludio e stimolo per uno nuovo, e va ad alimentare la circolarità ritmica e oscillante di una nevrosi ossessiva compulsiva, scandita dal bisogno coercitivo di ricorrere a sempre nuovi interventi chirurgici. Si viene così a configurare una dipendenza da bisturi, un bisogno solamente psicologico e compulsivo di modificare continuamente i propri tratti del volto per definire una volta per tutte un’identità vacillante. La nuova immagine di Michael Jackson rivela una Regressione Narcisistica. Il termine Narcisismo richiama il mito di Narciso, splendido giovane greco che specchiandosi nell’acqua si innamora perdutamente della propria immagine fino a morire annegato nel tentativo estremo di abbracciare il suo riflesso. Il termine esprime quell’attitudine patologica a fare di se stesso il proprio oggetto d’amore, essere completamene assorbiti da se stessi al punto di non percepire le esigenze dell’altro. Tale situazione psicologica caratterizza lo stadio di primitivo narcisismo infantile, quando il bimbo si esperisce come al centro del mondo. Questa fase evolutiva se ben vissuta e necessaria come preludio alla transizione all’amore oggettuale. Ecco che per Freud, il riapparire di una collocazione narcisistica dell’investimento libidico sul sé, a scapito dell’altro ( delle relazioni oggettuali), nell’età adulta è indice di regressione. I tratti principali di una personalità narcisistica risiedono in un senso di Sé grandioso e ipertrofico (Kohut), delirio si grandezza, tendenza ad incentrare tutto su se stessi, assenza di empatia per gli altri pur essendo desiderosi della loro ammirazione e approvazione. Spesso scelgono attività nel campo dell’immagine, dell’arte, e dello spettacolo dove possono essere sulla scena, godere dell’ammirazione di un pubblico. In queste caratteristiche non è difficile ravvedere la star capricciosa e le sue azioni super spettacolari. Secondo Kohut nelle personalità narcisistiche il sé grandioso ma patologico è una sorta di compensazione e risarcimento delle intense frustrazioni ricevute nell’infanzia. Il risentimento e l’incapacità di tollerare l’angoscia alimentano intense pulsioni aggressive, e le sottostati disposizioni paranoiche (timore della contaminazione espressa da Jackson) a forte traslazione sadico-orale (bocca grande e dentatura forte). Nelle storie di queste persone ricorrono con frequenza figure parentali cronicamente fredde, con aggressività dissimulata o espressa e malevola. Spesso crescono in ambienti in cui portano il peso della realizzazioni delle aspirazioni familiari. Molto di loro si sono trovati a recitare la parte del “genio”di famiglia durante l’infanzia, compito gravoso a cui non è stato corrisposto un eguale riconoscimento affettivo. Michael Jackson è stato fin da piccolo indicato come un fenomeno, anche se, egli dichiara di non aver mai avuto un’infanzia, ma di aver vissuto un incubo totale. Ha sofferto dell’estrema severità del padre che lo picchiava e lo trattava come uno strumento per produrre soldi. Il suo lavoro lo impegnava molto e gli impediva di giocare e vivere la sua infanzia. Il piano affettivo di Michael Jackson, il naso in particolare su cui ha così infierito, (i giornali riportano di un naso sempre più modificato e piccino) rivela una profonda immaturità affettiva, imbevuta di dipendenza dallo sguardo altrui, ed estrema vulnerabilità. Quando l’angoscia lo assale, (gli occhi sono stati allargati impedendo così sempre più il processo di interiorizzazione) cercherà una soluzione in un cambiamento di forma che lo porterà ad accentuare e sviluppare sempre più le componenti infantili e femminili come se la sua ricerca fosse di ritornare all’infanzia, per recuperare una parte del suo sé che è stato mortificato. Michael Jackson, in questo suo tentativo involutivo, si trova ad esemplificare il Complesso di Peter Pan (Jean Spinetta, Paolo Morselli, “Mieux dans sa peau”, 2004). Peter Pan è il fanciullo che non vuole crescere, che pensa solo a divertirsi, completamente identificato con il mondo dei bambini, vive solo nel presente, rifiuta il tempo che scorre. Michael Jackson ha una struttura iperbarica per arrestare il tempo e non invecchiare. Il mondo degli adulti simbolizzato dalla controparte di Peter Pan, capitan Hook, è visto come pericoloso, cattivo, persecutorio, come quegli adulti che non hanno saputo amare il bambino e impedito la sua crescita serena. Michael Jackson si è identificato al mondo fantastico e irrazionale dei bambini; ha creato un suo immenso parco giochi. Vive e si circonda di un mondo di bimbi, ma la parte bassa del volto è tonica con dentatura forte; la sessualità non è quella del bambino, gli oggetti su cui viene diretta possono essere infantili ma la pulsione istintiva venata di aggressività (i primi oggetti introiettati erano cattivi, il padre lo picchiava, conseguente frustrazione orale e desiderio di mordere per distruggere gli oggetti cattivi, e quindi, fissazione sadico orale) non lo è. Sembra abbia allestito una sorta di museo degli orrori, in cui proietta un aspetto morboso di sé e la concezione del mondo come pericoloso tipica del complesso di Peter Pan. Jackson è immerso in un mondo virtuale di proiezione dei suoi fantasmi. Il suo sforzo attraverso la chirurgia estetica è quello di trascendersi, rendendosi sempre più un personaggio virtuale, androgino, efebico; componenti che richiamano l’indifferenziazione sessuale tipica dell’infanzia. Nel volto si rinfrange il meccanismo dell’Inconscio, che opera perché un blocco irrisolto ritorni e si riverberi nel corpo. E’ in questo risiede la metamorfosi di Michael Jackson: il nuovo volto è sempre più lo specchio, il riflesso del suo Complesso.

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