Viso e Salute – Lo Stress nervoso si segna sul Volto

Il 21/22 ottobre alla fiera di Milano sul “Wellness e Fitness”, si è tenuta una conferenza a tema “la Cultura del Benessere contro lo Stress”, con l’intento di arricchire il dibattito mostrando come le manifestazioni dello stress e del disagio psichico si riflettano sul volto.

Quando parliamo di stress intendiamo una “tensione nervosa o fisica che ha un effetto logorante. Lo stress, ovvero la condizione da cui si originano gran parte dei disturbi fisici o nervosi di oggi, è la risposta del nostro organismo a una situazione o a particolari stimoli esterni che spaventano, deludono, angosciano o, comunque vengono vissuti dalla mente come negativi e che possono avere ripercussioni anche gravi sul corpo. Stress significa dunque insoddisfazione, frustrazioni affettive, disallineamento con i propri obiettivi, assenza di stimoli appaganti, impossibilità di sfogare la propria rabbia e le proprie delusioni di fronte ad eventi che non si riesce a gestire.

Il corpo riflette sempre lo stato interiore, e un buon osservatore è in grado di cogliere lo stress nervoso impresso sul volto. Dissimulare i propri stati d’animo è più difficile di quanto si possa immaginare. Il corpo ci tradisce sempre, non mente mai; il volto, la voce, lo sguardo, l’espressione, la mimica comunicano più delle parole. In caso di dissonanza tra linguaggio verbale (le parole, i contenuti del nostro discorso), e quello del corpo, è a questo ultimo che dobbiamo credere.

La Bioenergetica (Alexander Lowen) riconosce con il principio dell’Unità che accomuna tutti gli esseri viventi, il fatto che l’organismo funziona come un Tutto Unico. Ogni disturbo coinvolge l’intera persona, cosicché non ci può essere distinzione tra malattia fisica e mentale, o tra dolore fisico e dolore mentale. Se una persona soffre d’ansia, depressione, fobia o compulsione, il corpo ne viene coinvolto così come la mente. Un trauma fisico coinvolge la psiche, allo stesso modo un trauma psichico coinvolge il corpo.

La Morfopsicologia è in grado di mostrare nel volto l’esito disfunzionale dello stress in questa relazione reciproca mente-corpo.

Uno stato di stress si riverbera in maniera eloquente nello Sguardo Spento; la fatica nervosa si deduce dalla perdita di brillantezza dell’occhio, che è come appannato. Il soggetto sente il mondo esterno come minaccioso, e allora si distacca, si “distrae”, e come se non fosse più attento al mondo, letteralmente è assente;  lo sguardo segue questo movimento di “trarsi fuori”, si distoglie, devia dalla realtà esterna per rifugiarsi nel mondo interiore. Si tratta di una reazione difensiva per conservare le energie. Quando il disagio è estremo e persistente conduce all’astenia. Lo sguardo spento è il simbolo più importante dell’astenia nervosa. Lo si può osservare anche in molti bambini disadattati o con problemi affettivi, proprio quando invece, per la giovane età lo sguardo dovrebbe essere vivace e brillante, avido di assorbire sempre nuovi stimoli utili per la sua crescita. La sofferenza e i traumi affettivi si interiorizzano e lasciano traccia nello sguardo, che si sbiadisce e diventa opaco. Gli occhi vuoti dei ritratti di Modigliani richiamano questa fuga, questa proiezione nel mondo interiore.

Louis Corman, fondatore della Mofopsicologia, aveva notato che nei soggetti affetti da stati depressivi periodici, si verificava una modifica strana dello sguardo: uno degli occhi deviava verso l’esterno, rompendo il normale parallelismo degli assi ottici, quando si fissa lo sguardo su un oggetto, in modo del tutto diverso da un occhio strabico, che è congenito. Questo fenomeno definito Occhio Divergente si produce per perdita di tono di certi muscoli motori dell’occhio e può tradire una fatica nervosa passeggera o una ricaduta depressiva. Quando la persona sta meglio o  recupera energie, si osserva una ripresa della corretta direzione dell’occhio che era deviato.

Le foto che vengono mostrate, in particolare quella di Marilyn Monroe evidenziano questo aspetto della deviazione dell’occhio come segno di vulnerabilità nervosa. L’attrice, nonostante  il suo successo, aveva avuto un passato molto infelice, rendendola molto fragile e soggetta a frequenti crisi nervose. Allo stesso modo, nel ritratto di Kafka, l’occhio storto, rivela una predisposizione allo stato depressivo e all’ipersensibilità nervosa, che ha contraddistinto tutta la sua vita.

Altri segni rivelatori si possono rinvenire, nell’espressione tesa, nella mimica bloccata, nel sorriso amaro caratterizzato dalle “pieghe dell’amarezza”, in cui gli angoli della bocca cadono all’ingiù, simbolo di frustrazioni affettive. Le rughe della fronte non armoniose possono segnalare un eccessivo lavorio mentale, un’attività di ruminazione caratterizzata da preoccupazione ansiosa. Si può ancora osservare un piano affettivo eccessivamente appiattito (rimozione della vita sentimentale), e rughe in mezzo alle guance indice di scosse emotive e forte sofferenza affettiva.

Infine i colpi subiti, da una vita molto infelice possono agire in maniera destrutturante a livello di personalità e riflettersi sul volto in una forte Dissimetria somatica.

L’esperienze di ogni persona, ciò che pensa, vive; le sensazioni e le emozioni provate si imprimono ogni giorno sul viso; le delusioni, il dolore, i pensieri distruttivi esercitano un lavoro di scavo quotidiano. La gioia, ma anche la ricerca dell’armonia attraverso la pacificazione con i propri limiti, e il seguire la propria vocazione, talento, la  voce interiore, ci rendono energia vibrante in risonanza con l’universo e rivestono il viso di particelle luminose, facendoci risplendere.

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